Seconda puntata

Riprendiamo il discorso

Nel 46 la Ducati lancia la sua microcamera Ducati Sogno, concorrente della Leica IIIc. Il prezzo della Sogno è di 80.000 lire, l’equivalente in base all’inflazione, di oltre 2000 Euro di oggi e si confronta con le 90.000 della Leica IIIC e, ad esempio, con le 60.000 della Kodak Medalist II, interessante macchina a telemetro della Kodak, con pellicola 620.

A quei tempi lo stipendio medio di un operaio era di 10.000 lire al mese il giornale come il tram costava 4 lire, un caffè 20 lire, un chilo di pane 45. Quindi era una macchina molto, molto costosa. Infatti le vendite andavano male e negli anni successivi il prezzo fu calato a 58.000 lire nel ’48 e a 32.000 nel ’52, nonostante un contestuale incremento del costo della vita di oltre il 60% dal ’46.

Negli anni successivi Ducati progetta e mette in produzione una vasta gamma di accessori per la Sogno cominciando dagli obiettivi intercambiabili, ben 8 focali (19, 28, 35/3.5, 35/2.8, 40/1.5, 40/2, 60/2.8, 120/5.6) con prezzi variabili da 15.000 a 35.000 lire.

A questo punto la microcamera Ducati è al centro di un sistema fotografico completo paragonabile a quello della Olympus Pen. Ma le vendite non decollano e anche l’introduzione nel 1950 di un modello più economico la Ducati Simplex (quella ritratta nelle foto di questo articolo) non migliora la situazione.

Al di là del prezzo elevato uno dei motivi che hanno decretato l’insuccesso della Ducati è il sistema di caricamento della pellicola. Le foto che corredano questo racconto illustrano come funziona questa operazione che è molto macchinosa e complicata. Tutto dipende dal fatto che la microcamera non usa i normali rullini che si trovano in commercio, ma dei propri rocchetti, che le danno una autonomia di 15 scatti  e che vanno caricati partendo dal rullino 35 mm, mediante una apposita bobinatrice. Un’operazione non semplice, forse tollerabile da una spia industriale ma non certo adatta ai fotografi amatoriali.

Così alla fine nel 1953, dopo aver prodotto circa 10.000 Ducati Sogno e 2000 Simplex la Sezione Ottica della Ducati viene chiusa, con il licenziamento dei 960 dipendenti. Le microcamere Ducati prodotte sono oggi pezzi ambiti dai collezionisti.

Guardando ad una delle concorrenti della Ducati, le tedesca Leitz di Vetzlar (che negli anni ’20 aveva inventato il formato 35 mm) nello stesso periodo 1946-53 ha una produzione di oltre 300.000 macchine fotografiche ripartite tra i  10 modelli a catalogo nell’epoca (II, IIIa, IIIb, Standard, IIIc, IIc, Ic, IIIf, IIf, If).

Tornando alla Ducati, ancora non abbiamo trovato il collegamento con le due ruote.  Nel ’53 quanto resta dell’azienda viene diviso in due società, Ducati Elettrotecnica e Ducati Meccanica, attribuite dal 1959 alla Finanziaria Ernesto Breda. Successivamente vengono privatizzate e la Ducati Meccanica entra a far parte del gruppo Cagiva. Si comincia a parlare di moto, quando l’avventura nel mondo della fotografia è terminata da un decennio, ma sono in pochi a saperlo.