Prima Puntata

Nell’immaginario collettivo il nome Ducati è sinonimo di una moto bicilindrica, rossa e potente, tanto forte in Superbike quanto incerta in Motogp, sviluppata e prodotta nella mitica fabbrica di Borgo Panigale, a Bologna.

Ma Ducati ha una lunga storia iniziata il 4 luglio 1926 quando Adriano, Bruno e Marcello Cavalieri Ducati costituiscono la “Società Radio Brevetti Ducati per Azioni”. Il primo settore di attività era quindi nella radiofonia con prodotti sviluppati e realizzati sulla base di brevetti di Adriano C. Ducati.

La società cresce rapidamente tra le due guerre fino ad arrivare nel ’40 a ben 7000 dipendenti distribuiti nelle diverse sedi aziendali. Tra i nuovi prodotti figurano anche una elettroaddizionatrice scrivente e un rasoio, uno dei primi al mondo.

Nel 1939 per diversificare la produzione viene creata una Sezione Ottica che realizza all’inizio apparecchi per la trasmissione dell’alfabeto morse e binocoli per la Marina Militare. Rafforzato l’ufficio progetti con tecnici provenienti dalla San Giorgio e dalla Salmoiraghi viene avviato lo studio per la produzione di un proiettore cinematografico sonoro-ottico per il formato 16 mm e di una microcamera.

Eccoci quindi arrivati alla microcamera Ducati frutto di un’idea geniale di Marcello Ducati, ingegnere e inventore principe della famiglia. L’idea era quanto mai innovativa e tutt’oggi attuale: realizzare e mettere in commercio una macchina piccola, tascabile, in grado di competere con i leader del momento,  tra i quali Leica.

Nella foto che segue una Ducati Simplex (1950-1953) è confrontata con una Leica IIIG, ultima delle Leica a ottica intercambiabile con attacco a vite 39×1 dei tardi anni ’50. Una più bella dell’altra, ma la Ducati è decisamente più piccola, tascabile.

Ducati e Leica IIIG a confronto

La prima microcamera prodotta è stata in realtà la Ducati Sogno, presentata al pubblico nel 1946 in occasione della prima edizione della Fiera di Milano. Vediamo un po’ le caratteristiche di questa microcamera (informazioni tratte da un libretto di istruzioni dell’epoca).

Formato 18×24 mm. su pellicola cinematografica 35 mm

Obiettivi intercambiabili, collegati al telemetro, con lenti trattate

Telemetro incorporato a sdoppiamento di immagini, con correzione delle piccole ametropie dell’occhio

Mirino a cannocchiale galileiano a grande chiarezza di immagine

Segnalazione a colore nel campo del mirino per avvertire se la macchina è pronta per lo scatto

Otturatore a tendina con pose da 1/20 a 1/500 e mezza posa

Trascinamento della pellicola accoppiato alla carica dell’otturatore con garanzia contro le doppie esposizioni

Dispositivo di sicurezza contro scatti con obiettivo non estratto

Contatore per 15 pose

Dorso apribile completamente

Scala delle profondità di campo sull’anello di attacco degli obiettivi

Ingombro minimo: 100 x 52 x 36 mm

Peso circa 350 gr.

Macchina assolutamente completa nello scenario tecnologico del momento; idea quindi ottima, ma non ebbe successo perché inciampò in un dettaglio.

(continua…….)