La gigantografia di uno dei ritratti più famosi di Steve Mc Curry, un vecchio afghano con una sorprendente barba multicolore, ci accoglie stagliandosi nel contrasto contro il bianco delle pareti e dello scalone d’ingresso al piano nobile della reggia. Lo sguardo intenso e la luminosità degli occhi incastonati tra le rughe (rivaleggiano egregiamente con l’indimenticabile luce verde degli occhi di Sharbat Gula, la ragazza afghana il cui ritratto ha dato fama mondiale a Mc Curry), sono gli elementi che ci introducono da subito nel cuore della mostra: una presentazione e una dichiarazione d’intenti.

Gli sguardi, appunto. E il colore.

Molti fotografi continuano a ritenere che il grande reportage debba essere in bianco e nero. Si sono versati fiumi d’inchiostro per magnificare la forza del bianco e nero, la potenza della monocromia, l’importanza di testimoniare la sofferenza umana attraverso l’assenza di colore. Steve Mc Curry già nell’ingresso smentisce tutto ciò. Il suo reportage si nutre del colore. Tutto il mondo viene da lui raccontato nei suoi contrasti di colore, negli accostamenti e nelle sfumature.  E il primo piano della ragazza orientale che piange non sarebbe più commovente se le sue lacrime scorressero su un viso in bianco e nero. E’ come se Mc Curry volesse dirci: la gente, le città, la natura, sono pieni di colore; il mondo è colorato e la gioia e il dolore si dispiegano tra i colori del mondo. Il suo lavoro è la testimonianza che il grande reportage non perde di efficacia con il colore, anzi proprio il colore è la cifra di uno dei più grandi interpreti  della fotografia contemporanea .

L’allestimento della mostra è sorprendente. Il lungo corridoio degli appartamenti privati è una galleria dei ritratti più famosi di McCurry. Inquadrati e collegati tra loro da una teoria di scale che si inseguono nello spazio, questo elenco di sguardi di ogni età e di ogni latitudine ci racconta già moltissimo del mondo e anche dell’artista. Sguardi che sono una sfilata di sentimenti, dolore, paura, orgoglio, disperazione,  e al tempo stesso una sintesi muta,  racconti di popoli  e storie individuali.

Nelle stanze che si aprono ai lati del lungo corridoio, recentemente restaurate e riportate allo splendore degli stucchi e degli affreschi neoclassici, si dispiega la storia professionale e umana di questo celebrato fotografo, idolo soprattutto dei giovani. Oltre alle fotografie (circa 150 foto di grande formato) quasi in ogni sala ci sono dei video in cui l’autore racconta i vari reportage e illustra la sua poetica e il suo modo di fotografare.

Ci sono le immagini ormai famose in tutto il mondo e i progetti meno conosciuti. L’ultimo rullino prodotto dalla Kodak, che l’autore ha voluto dedicare alla sua città, New York, e ai suoi personaggi più o meno noti; il calendario Lavazza 2015, realizzato con la collaborazione di Slow Food, che ritrae i produttori di caffè sparsi in tutto il mondo; le fotografie dedicate agli Earth Defenders, uomini e donne protagonisti di progetti che portano lavoro, dignità e rispetto della natura in Paesi dove questi valori sono da anni quotidianamente negati e calpestati.

Ogni scatto è una storia, è un’opera d’arte, è un attimo di vita fissato in una sorta di eternità: ciò che è vero per ogni fotografia ben riuscita, o, come si dice, efficace, lo è ancora di più per ognuna delle fotografie di Steve McCurry, capolavori presi singolarmente ma anche parte di un lavoro complessivo, di un approfondimento che spesso però si sublima in un attimo nato dalla casualità.

Mettersi a disposizione del caso, saper raccogliere con rapidità e intelligenza i suoi doni, vedere e far vedere, con passione, ciò che gli altri hanno solo osservato distrattamente: è questo che fa un grande fotografo.

La mostra, curata da Biba Giacchetti e Peter Bottazzi, sarà visibile alla Villa reale di Monza fino al 6 aprile.

 

Orari

La mostra è visitabile tutti i giorni, tranne il lunedì. La biglietteria chiude un’ora prima.

Giorni feriali, dalle 10.00 alle 18.00; sabato, domenica e festivi, dalle 10.00 alle 19.00.

Dal 1 gennaio al 6 aprile 2015 il venerdì la mostra resta aperta fino alle 22.00

 

Biglietti: Intero € 12,00; Ridotto € 10,00

Il biglietto consente l’accesso agli Appartamenti privati al secondo piano nobile della Villa, dove è allestita la mostra, e agli spazi del Belvedere