di Roberto Rognoni

Ho conosciuto personalmente Alfredo Camisa essendo nostro concittadino e ho studiato la sua attività con attenzione, perché mi è sempre parso un fatto eccezionale che una persona, seppur dotata, possa fotografare per soli 10 anni – partendo da zero e producendo un migliaio di negativi – e lasciare nel contempo un segno così importante e decisivo nella fotografia italiana.

Comunque, al di là della sua unicità nel panorama nazionale, il fatto è incontrovertibile: Camisa è riuscito in pochi anni a dare un nuovo volto alla fotografia italiana e si potrebbe dire che ha contribuito in maniera determinante al passaggio dalla fotografia salonistica ed estetizzante – in voga in quegli anni – alla moderna fotografia neorealista, anche se Camisa non si è mai perfettamente allineato su quest’ultima definizione per la sua fotografia.

Il periodo storico in cui Camisa ha iniziato a fotografare (inizio anni ’50) era quello del dopoguerra in cui l’Italia era ancora segnata da grandi problemi economici, dall’immigrazione verso il nord e dalla trasformazione del paese da economia agricola ad economia industriale.

La fotografia, in quanto possibile strumento di documentazione e verità, era osteggiata dai politici e, ovviamente, era anche preclusa ogni possibilità di contatto con la fotografia straniera, che, in quegli anni, stava vivendo un periodo di massima valorizzazione. Per tutti ricordo le foto di Dorothea Lange per la Farm Security Administration, la “Family of Man” di Steichen, le ricerche formali di Walker Evans e le elaborazioni della Subjektive Fotografie di Otto Steinert.

In Italia la fotografia era affidata ad agenzie politicamente accreditate o a benestanti fotografi “amatori” che avevano finalità puramente estetiche, mutuate dalle altre arti figurative. La fotografia doveva rappresentare il “bello” in assoluto od essere pittorialista.

Erano i tempi delle accese dispute fra i Circoli “La Bussola” di Milano da una parte e “La Gondola” di Venezia e “L’Unione Fotografica” di Milano dall’altra.

Giuseppe Cavalli della Bussola, sostenitore dell’estetica crociana, Paolo Monti e Pietro Donzelli che davano invece credito alla Subjektive Fotografie tedesca e alla fotografia di reportage.

In questa diatriba Camisa si schiera, seppur con individuali differenziazioni, con la fotografia appoggiata da Monti e Donzelli, dopo aver partecipato per un breve periodo all’attività della Bussola e del Gruppo Misa, quest’ultimo una sorta di “camera di compensazione” creata a Senigallia da Cavalli con nuove leve Branzi, Camisa e Giacomelli.

La sua fotografia, così, si evolverà nel neorealismo che ha, secondo la presentazione di una mostra in Spagna su questo tema, il seguente significato:

……… ”Il neorealismo italiano rinnovò, con la letteratura, la fotografa e il cinema, l’estetica del dopoguerra …. Fu un movimento etico ed estetico conosciuto dal grande pubblico quasi esclusivamente grazie al cinema, nel quale la fotografia giocò un ruolo importantissimo, rompendo con la tradizione che rifletteva solo il bello, per convertirsi in documento della realtà circostante”………..

Ed è appunto a questa definizione che Camisa non si è allineato affermando che:

………….“Mai termine fu – secondo me – meno appropriatamente attribuito per definire la nuova fotografia. E’ troppo semplicistico ed approssimativo definire una certa tendenza della fotografia, che ebbe addirittura sviluppi ed espressioni diverse tra autore e autore, sotto un’unica e semplice “sigla”. Le nostre foto di quegli anni rispondono a questi canoni? Il soggetto delle nostre immagini era sì formalmente legato alla realtà quotidiana, ma cercava di reinterpretarla ed arricchirla con una vena ora ironica ora di tristezza e di malinconia, concettualmente e formalmente distante dal filone del macchiettismo o del bozzettismo di maniera imboccato da quanti ne avevano colto solo gli aspetti più superficiali. C’era nelle nostre immagini un’accuratezza formale, una scelta dei toni, un’ironia, a volte una malinconia di fondo, una cura per la composizione, una ricerca e quasi un compiacimento dei dettagli dell’ambiente, che la facevano appartenere a un genere diverso. Le definizioni sono sempre artificiose, approssimative, semplificatrici.  “ …….

Una mostra antologica dell’opera di Alfredo Camisa è stata esposta nel 2005 presso la Galleria d’Arte Contemporanea di Cascina Roma a San Donato Milanese, promossa dall’Assessorato alla Cultura e curata dall’Archivio Fotografico Toscano (AFT) di Prato.

Camisa, socio onorario del nostro circolo, è morto nel 2007.

Ulteriori INFO: www.alfredocamisa.it

Ringrazio la dott.sa Marta Camisa per la gentile concessione di pubblicazione delle foto.